Museo Civico Ala Ponzone

Scalone di ingresso del Museo

Una formazione eclettica (I e II sala)

Nelle prime due sale sono raccolte opere che documentano la formazione di Luigi Miradori tra Genova e l’Emilia durante il corso degli anni Trenta del Seicento. La passione per la pittura di Caravaggio, che aveva lasciato a Genova nei primi anni del XVII secolo tracce del suo passaggio, si unisce nel giovane pittore a quella per alcuni tra i più brillanti interpreti della lezione caravaggesca come Orazio Gentileschi e il francese Simon Vouet, presenti sulla scena cittadina nei primi anni Venti.

Ne è una prova evidente il bellissimo Sacrificio di Isacco di collezione privata, esposto per la prima volta al pubblico in quest’occasione. L’angelo che si butta a capofitto sul vecchio Abramo, il nudo scorciato di Isacco riverso sul primo piano sono chiari indizi di una meditazione profonda dei modi e dello stile di Caravaggio. La vivacità cromatica della tela – i rossi accesi delle vesti rigonfie, le variazioni di grigio e bruno sulle ali stupende dell’angelo – si spiega con l’influsso di alcuni pittori genovesi, come Bernardo Strozzi o il quasi coetaneo Gioacchino Assereto.

Il campionario dei soggetti è assai svariato e le sale della mostra cercano di renderne conto con molti esempi. Accanto alla teletta con il soggetto tratto dal Vecchio Testamento e rarissimo, della Punizione di Core, Dathan e Abiram, è esposta un’affascinante Suonatrice di liuto, proveniente da Palazzo Rosso a Genova, di cui il significato sfugge ancora oggi. È probabile, data la presenza del teschio nella nicchia in alto e dei gioielli abbandonati sul tavolo, che l’opera sia una Vanitas, cioè costituisca un invito in figura alla meditazione sulla vanità delle cose terrene.

Pittura di tocco a figure piccole: narrazioni sacre, vita di San Carlo, vanitas e rebus iconografici (corridoio)

Nei vari spazi del corridoio la mostra dà conto di una produzione particolarmente fortunata nella carriera di Genovesino, quella delle scenette a figure piccole eseguite con un pittura vivace, ghiribizzosa, spesso in punta di pennello. I numerosi esemplari esposti – quadri da stanza in gran parte o parte di altari a più scomparti – raffigurano sia soggetti di ambito sacro che profano e sono dipinti su supporti di vario tipo: tele e tavole soprattutto, ma in un caso anche su rame (lo smagliante San Bonaventura, immerso nella penombra del suo studio, sospeso tra la lettura del codice davanti a lui e la meditazione del Crocifisso evanescente).

Le scenette sacre, impaginate con una certa libertà inventiva, si animano quasi di un gusto aneddotico per la narrazione “di vena popolare”: è il caso per esempio del San Luca, l’Evangelista pittore, immerso nell’andito di una bottega che potrà facilmente ricordare il luogo di lavoro del Genovesino stesso. Il realismo esplicito che traspare fa di questo genere di raffigurazioni dei meravigliosi spaccati sul mondo lombardo negli anni subito successivi alla peste manzoniana del 1630.

La varietà dei soggetti profani esposti in mostra è davvero inedita: particolarmente coerente risulta un gruppo di Vanitas, curiose allegorie della fugacità della vita terrena e della vacuità delle gioie mondane. Un’infilata davvero rara di emblemi cari alla sensibilità barocca quali angioletti addormentati, teschi, rospi, nature morte, clessidre…

A questo gruppo s’aggiunge una serie di dipinti rebus, ancora di difficile interpretazione: la rarità dei soggetti dispiegati da Genovesino fa sì che ancora oggi si fatichi nel decifrarne il significato. Sono esposte svariate curiosità: putti che si divertono con trottole o giocattoli erotici, il satiro che munge una capra, ombrose scene d’interni…

Ritratto e pittura di genere (saletta “Arcimboldo”)

L’abilità ritrattistica di Genovesino è provata in mostra da una serie di esemplari di svariata tipologia. Si va dal ritratto ufficiale, a figura intera e in abito da parata, al ritratto infantile al profilo sintetico e dimesso. In tutti colpisce la capacità di penetrazione psicologica del pittore, aldilà del fastoso apparato di costumi, quinte e pose previsto dalla retorica spagnoleggiante della Lombardia di inizio Seicento.

È il caso per esempio del Ritratto di gentiluomo (proveniente da Palazzo D’Arco a Mantova), in posa da parata all’interno di un’architettura classica in rovina: nonostante il complicato abito haute couture (piume, ricami dorati dalle mille fogge, nastri variopinti, pizzi e nappe…), Genovesino non manca di appuntare il cipiglio severo e annoiato di questo cavaliere che non starebbe male, nei Promessi Sposi, nel giro di Don Rodrigo.

Il Ritratto di Sigismondo Ponzone bambino, datato 1646, è difficile da dimenticare e va annoverato tra i migliori esempi di questo genere. Vestito di tutto punto, il piccolo conte dall’aria sveglia tiene per la collottola un molosso grande quanto lui e si rivolge al padre Niccolò con la filastrocca in rima che tiene tra le mani.

Accanto a questi e altri esempi di ritratti, la misteriosa raffigurazione di Zenobia, regina di Palmira, che attende il suo destino in prigione dopo essere stata catturata dai Romani. La tela, appartenuta alla raccolta del più illustre tra i protettori di Genovesino, il governatore spagnolo di Cremona, Don Álvaro de Quiñones, faceva probabilmente parte di un ciclo dedicato alle eroine dell’antichità greco-romana.

Poiché le fonti antiche testimoniano anche un’attività di copista da parte di Genovesino, è sembrato interessante portare in mostra un bell’esemplare dei Mangiatori di ricotta, replica a mezzo secolo di distanza della celebre invenzione di Vincenzo Campi, il più piccolo dell’illustre famiglia di pittori.

Affermazione di Genovesino pittore sacro a Cremona e fuori (sala “Malosso” e Galleria)

La sala “Malosso” e il grande ambiente della Galleria danno conto, attraversi numerosi prestiti, del successo incontrato da Genovesino tra quinto e sesto decennio del Seicento, soprattutto come pittore di scene sacre. La provenienza dei quadri non è esclusivamente cremonese: sono presenti pale d’altare destinate già anticamente a paesi di campagna come Castelleone, Casalbuttano, Castelponzone o anche, più lontano, a Treviglio e Vercelli. Per non ripetersi Genovesino sperimenta instancabilmente tipologie e composizioni e la qualità pittorica si mantiene sempre alta.

Basti pensare al Riposo durante la fuga in Egitto, proveniente da Sant’Imerio a Cremona, “tra le interpretazioni più intense e originali dell’episodio evangelico offerte dalla pittura seicentesca”: una sapiente e insuperata fusione di richiami caravaggeschi, particolari barocchi e spunti di “vero” lombardo. All’opposto per semplificazione formale ma non per qualità, la Santa Lucia di Castelponzone, avvolta in un lucente manto viola, che va annoverata tra le ultime opere di Genovesino prima di morire.

Le ricerche condotte in occasione della mostra hanno permesso di chiarire la vicenda di alcune delle opere esposte. È il caso per esempio dell’Annunciazione di San Martino sull’Argine, voluta da Giulio Cesare Mainoldi per l’oratorio della “Madonnina di Marcaria”, o anche delle tavole provenienti dalla chiesa di San Marcellino a Cremona con il Martirio e la Gloria di Sant’Orsola (1652). Si è infatti capito, grazie al recupero di una dimenticata fonte seicentesca, che erano state dipinte in occasione della traslazione in chiesa di una reliquia di San Bassano proveniente dalla Germania.

Talvolta i committenti, travestiti da Santi o Beati, sono inseriti dal pittore all’interno dei quadri. Non sarà difficile isolare il personaggio principale del Miracolo del Beato Bernardo Tolomei, già in San Lorenzo a Cremona e ora a Soresina, e ritrovarlo poco distante nel bellissimo e spagnolesco Ritratto di monaco olivetano della famiglia Pueroni, oggi in collezione privata.

orari di apertura: 

martedì - domenica:
10.00 - 17.00

chiuso il lunedì

biglietti: 

Biglietto d’ingresso alla mostra:
10€ intero
8€ ridotto e gruppi
3€ per chi ha diritto all’ingresso gratuito alla pinacoteca
18€ biglietto cumulativo (Museo Civico con mostra "Genovesino", Museo Archeologico e Museo del Violino)

Il biglietto d’ingresso alla mostra dà diritto a visitare anche la Pinacoteca e la collezione “Le stanze per la Musica”.

La prima domenica del mese ingresso gratuito alla Pinacoteca con 3 euro per accesso alla mostra.

RIDUZIONI

Ingresso con biglietto ridotto 8€ (previa esibizione di documentazione idonea):

  • gruppi familiari di almeno quattro persone;
  • studenti universitari;
  • giovani dal compimento del 18° sino al compimento del 25° anno di età;
  • comitive di almeno quindici persone;
  • aderenti al FAI e alle Associazioni "Amici del Museo";
  • soci Touring Club e 1 accompagnatore;
  • con City Card della Provincia di Cremona;
  • soci Coop Lombardia, soci Associazione Circoli Cooperativi Lombardi e 1 accompagnatore;
  • possessori di tessera IBS Premium (Internet Bookshop Italia) e 1 accompagnatore;
  • possessori di tessera Selecard;
  • soci ADAFA e 1 accompagnatore;
  • Fiat 500 Club Italia e 1 accompagnatore;
  • donatore AVIS (sezione di Cremona città) e 1 accompagnatore;
  • soci AIAPI - Possessore Professional Artist Card e 1 accompagnatore

Ingresso con biglietto ridotto 3€ (previa esibizione di documentazione idonea):

  • docenti delle discipline storiche, storico artistiche e naturalistiche nell'esercizio della loro attività;
  • gruppi o comitive di studenti di scuole pubbliche e private accompagnati dai loro insegnanti, indipendentemente dall'appartenenza all'Unione Europea;
  • appartenenti all'Ordine dei Giornalisti nell'esercizio della loro attività;
  • guide turistiche e interpreti nell'esercizio dell'attività professionale;
  • bambini e ragazzi sino al compimento del 18° anno di età;
  • membri ICOM e delle Associazioni Nazionali Musei Italiani;
  • appartenenti a categorie protette o comunque contrassegnate da disabilità o difficoltà e loro accompagnatori;
  • funzionari del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in attività di servizio;
  • abbonamento Musei Lombardia Milano;
  • per tutti la prima domenica di ogni mese.
Indirizzo: 
via Ugolani Dati, 4
26100 Cremona CR
Italia