Il Genovesino

La vita di Luigi Miradori, detto il Genovesino, non è stata ancora portata in luce del tutto dagli studi. Non si conoscono, per esempio, né il luogo né la data di nascita esatti. È probabile che il pittore abbia visto la luce a Genova perché ha l’abitudine di firmarsi con il suo nome e l’aggettivo “Januensis”, cioè “genovese”. A Genova inoltre, nel 1630, è citato per la prima volta in un documento e di nuovo qui, nel 1631, a poco più di vent’anni d’età, si sposa con una ragazza del luogo.

Gli spostamenti di Genovesino in giro per l’Italia settentrionale si possono seguire grazie ai documenti d’archivio rimasti e alle opere datate sparse sul territorio. Il 12 settembre 1632, ad appena un anno dal matrimonio, si sa che risiede a Piacenza dove nasce Giacomo, suo figlio primogenito. Il soggiorno piacentino si rivela tragico per il pittore: due figli, Angela Nicoletta e Giovanni Battista, muoiono a pochi giorni di distanza dal parto insieme con la moglie Girolama. In più il lavoro scarseggia.

Dopo essersi risposato velocemente, Genovesino parte per Cremona. Nel gennaio 1637 è già arrivato e risiede nella vicinia della Cattedrale, dove nasce la figlia Felice Antonia, la prima di undici nati in quasi vent’anni di matrimonio e di cui solo tre sopravviveranno.

Nonostante tutte queste sventure, alcune fonti dicono che Genovesino avesse un carattere “allegro, bizzarro e faceto” e che, come fosse un personaggio dei suoi quadri, “marciava per la città con berretta rossa in capo, mostacci alla spagnola, e barbetta al mento”.

A Cremona, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo, il pittore incontra il favore della committenza sia religiosa che laica, diventa amico del governatore spagnolo e realizza a un ritmo davvero serrato gran parte delle opere rimaste fino ad oggi ed esposte in mostra. È nel 1656 che Genovesino, quasi cinquantenne, muore “di spasimo” dopo aver fatto testamento a favore dei suoi figli.